27.10.11

Violenza

Topor: Il segreto del suo successo

La Violenza si respira ormai dovunque.
E’ il cuore dell'uomo che è fatto così e nel nostro cervello convivono aspetti diversi, varie possibilità, e tra queste anche la violenza.

Se è vero che da quando esiste l’uomo esiste la violenza, questo non giustifica il fatto che oggi, nell’era dell’alta tecnologia e non in quella medioevale o della pietra, quando l’uomo era pressocchè una specie di scimmione, a mio parere la violenza è ancora più feroce .

E' retorica ma mi serve per sfogarmi un po’.
Devo dire che è facile pensare che la violenza oggi dipenda solo e proprio da ciò che ci appare continuamente davanti agli occhi anche subdolamente come: la donna aggressiva in piena performance, quell’uomo che non deve chiedere mai o il maschio vincente. Oppure tutti i teatrini mediatici rissosi che però fanno salire gli ascolti e che vengono preparati accuratamente dalle redazioni televisive proprio per questo scopo.

Ogni giorno la violenza entra nelle nostre case attraverso immagini che ormai sembrano non scalfirci più. Aggressioni, omicidi e violenza spesso anche per futili motivi sono a portata di mano in ogni nostro momento della giornata. Televisione, internet, giornali colgono sempre ogni piccolo motivo per spettacolizzare questa detestabile caratteristica umana.
Il termometro dell’ambiguità dei mezzi di comunicazione di massa è ad un livello altissimo: si promuove un atteggiamento riflessivo da una parte, mentre dall’altra si indugia morbosamente su particolari e descrizioni di qualsiasi avvenimento soprattutto se macabro e truculento.

Questo bombardamento ormai ci rimbalza, finchè non ci tocca da vicino. Assistiamo a questi spettacoli come faremmo con un film o un telefilm. Invece queste immagini agiscono in profondità aprendo, incosciamente, una ferita nell’anima, inquinandola mentre siamo lì inebetiti con un callo dolente senza aver la forza di estirparlo proprio per quel senso di masochismo che abbiamo innato.

E’ forte il desiderio, direi di tutti, anche di stare sotto ai riflettori, essere famosi, essere qualcuno, con qualsiasi mezzo: vincendo il premio Nobel, esibendoci al Grande Fratello, o mettendo a ferro e fuoco uno stadio o una città. Per raggiungere questo obiettivo siamo disposti a sgomitare, ad aguzzare i denti, a calpestare il corpo e l'anima di chiunque. Per la nostra smania di emergere, mandiamo all'aria qualsiasi regola di convivenza civile. La buona educazione invece impone di rinunciare al proprio comodo per tener conto anche delle esigenze degli altri. Ma non è così e per rendersene conto basta anche solo uscire di casa che la battaglia inizia.

La spregiudicatezza, l'arroganza, la prepotenza, l'affermazione incondizionata di se stessi sembrano oggi diventate delle virtù da ammirare e da coltivare. Prevale l'io smisurato di ciascuno di noi, l'orgoglio individualista che non nutre nessuna pietà per le vittime, per chi giace, per gli ultimi. Chi non ce la fa ed è in difficoltà, perde, e merita soltanto il nostro disprezzo o la nostra indifferenza.

Tutti abbiamo coscienza soltanto dei nostri diritti, mentre riteniamo di non aver nessun obbligo morale, nessun dovere. La solidarietà e la cooperazione tra esseri umani di cui ci riempiamo la bocca e soltanto teoria.

Anche la corruzione stessa, così diffusa nel nostro paese, è una forma subdola di violenza, in quanto sottrae le risorse di tutti per finalità egoistiche e personali.

La violenza è nel mondo ovunque, ma in Italia viviamo una condizione particolare. La nostra nazione è unita da solo 150 anni e da noi la famiglia va al di sopra e al di là di qualsiasi regola. Famiglia e violenza sono collegate forse di più di quanto non si possa pensare. La mafia stessa, un tipico prodotto italiano, è, per esempio, organizzata in famiglie e per i mafiosi la famiglia ha una autorità che va oltre le leggi di uno Stato debole.

Ecco, forse per migliorare la situazione occorrerebbe appunto superare quello che gli studiosi chiamano "familismo amorale" degli italiani, occorrerebbe ripristinare la legalità, il rispetto delle regole e del bene comune, cominciando dalle piccole cose, dagli aspetti più minuti della vita quotidiana.

Tuttavia, al di là di complessi interventi educativi e repressivi, forse basterebbe che tutti noi ricordassimo due semplici, ma sempre attuali, precetti cristiani: "Ama il prossimo tuo come te stesso. Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te".

Ma è anche Gandhi che ci ha lasciato uno dei suoi bellissimi pensieri:

“Ho scoperto che la vita prevale sulla distruzione, quindi deve esserci una legge più forte di quella della distruzione.
Una società bene ordinata e una vita degna di essere vissuta sono pensabili soltanto sotto il dominio di quella Legge.
E se questa vita è la legge della Vita, dovremmo cercare di realizzarla nella vita di ogni giorno.

6 comments:

franco said...

Devo essere di un'altra Era, o meglio, di un altro Mondo.
Ho sempre odiato e combattuto i furbi, e con questo termine metto dentro tutti quelli a cui ti sei riferita.
Ho sempre fatto il mio lavoro con altruismo, pretendendo sempre dagli altri non più di quello che sapevo fare io (ho cominciato dalla gavetta).
Non mi sono mai preso il merito di un lavoro ben fatto, era l'insieme che valeva.
Ho cacciato e mai più rivisto chi mi proponeva acquisti con l'occhiolino (...che poi saltava fuori qualcosa per me).
Sono partito con un collaboratore e ho finito con 40.
Ho sempre fatto il mio lavoro con più accanimento di come lo avrei fatto se l'azienda fosse stata mia.
A volte ci ho pure rimesso.
Ma dove è finita l'Etica, è proprio impossibile governare questo paese con Onore?

Orchidea said...

eh già Franco è proprio una questione di etica e non di essere di un altra Era!

fumonero said...

Leggo tra le righe la tua tristezza e rabbia per gli eventi accaduti, è vero nella vita degli esseri umani la violenza ha fatto da padrona ha segnato i tempi sino ai giorni nostri, quello che è successo è osceno e ingiustificabile sotto tutti i punti di vista , ma devo dirti dolce fanciulla che sono appena tornato da un turno di lavoro dove purtroppo ho toccato con mano un altro tipo di violenza . Una violenza fatta sul territorio da gente senza scrupoli e senza regole per il bene comune , una violenza che come al solito alcune persone hanno subito e pagato con la propria vita, mentre altre perdendo tutto ciò che in una vita di sacrifici aveva costruito. Mi spiace ma per quelle persone che hanno lasciato che tutto ciò accadesse le parole "Ama il prossimo tuo come te stesso” per me non ha nessun significato. Sono convinto, che in quei giorni e per quei pensieri un altro pezzo della mia anima è andata persa ma di tutto ciò non mi rammarico ho le spalle larghe . Orchidea dimmi e la tua anima? …….. io credo sia salva.
Notte Fanciulla

Orchidea said...

penso Fumonero che ognuno di noi sia responsabile chi più chi meno di Violenza. penso che quando la nostra aggressività si manifesta anche rispondendo semplicemente con sgarbo o con arroganza o con menefreghismo siamo violenti. Basta un suono di claxon in auto o un pensiero con cui non siamo d'accordo e reagiamo, sia violenza. Ci vuole proprio poco per manifestarla e direi che se partimao da noi cercando di vederla e correggerla si che allora siamo salvi.

Ciao Caro dolce eroe.

Antonio said...

Dici bene, Orchidea, ma queste leggi anche se risultassero giuste, come potrebbero essere osservate da persone che non hanno una coscienza adatta per poterle osservare? E chi le fa queste leggi?
Confucio disse: ”Uno che non sa governare se stesso, come saprà governare gli altri?”
I precetti di Cristo contengono l’essenza della legge assoluta, quanti di noi sono in grado di manifestare questa essenza?
Disse anche “Io sono la via la verità e la vita…”, allora dovremmo cercare e percorrere questa via per raggiungere la Vita, meta suggerita da Gandhi, oppure dovremmo ascoltare ancora Confucio che disse:
“Esistono tre modi per imparare la saggezza:
Primo con la riflessione, che è il metodo più nobile.
Secondo con l’imitazione, che è il metodo più facile.
Terzo con l’esperienza che è il metodo più amaro.”
Ma quanti di noi vogliono riflettere oppure vogliono imitare? È la stragrande maggioranza che fa continuamente esperienze amare per crescere in saggezza!

Ciao dorce!

Orchidea said...

bel sermone anche il tuo Antonio!