16.8.11

una giornata apparentemente banale

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Sono seduta su una panchina circondata da superbi alberi di ogni tipo e tra una pagina e l’altra del libro che sto leggendo guardo la mia cagnetta che come sempre segue ogni piccolo movimento dell’acqua di un canale dove scorre quella che esce dal vicino laghetto, e mi sento felice.

Al mio fianco, sedute su un'altra panchina, due donne stanno parlando e non ci faccio molto caso fino a che una delle due non inizia con voce che si fa sempre più animosa a sciorinare una serie di note rivolte ad un personaggio della televisione con la quale evidentemente ha un rapporto di lavoro: è una stronza, fa la comunista e invece è una tiranna- di persona è pure brutta che non si riesce a capire chi la fa lavorare - è anche antipatica – e così via dicendo ma di chi si parla non mi va di dirlo. Intanto davanti a me sfilano parte di quelle poche persone rimaste in questi giorni in città. Chi con cani, chi fa ginnastica, chi corre con le cuffiette per la musica, chi semplicemente passeggia e chi pedala in bici che ancora guardo con un po’ di diffidenza ma con una latente invidia per chi ci sta sopra.

Insomma a parte la nota colorita della conversazione delle due donne della panchina al mio fianco l’atmosfera è come piace a me; un po’ pigra, riflessiva, calda al punto giusto e soprattutto assenza di rumori che feriscono le orecchie. Forse un po’ grazie al fatto di essere quì sola senza nessuna presenza distraente, mi piace ogni tanto alzare lo sguardo dal libro per osservare l’umanità che scorre davanti ai miei occhi nel gioco di entrare nel mondo degli altri attraverso sprazzi di conversazioni, le andature, le attività e soprattuto i volti. Trovare tutti quegli indizi per riconoscere qualcosa di me in quegli sconosciuti.

Quanto c'è di me nelle due amiche vicino alla mia panchina? Oppure nella ragazza in vivacissimi calzoncini verdi che cammina abbracciata al suo ragazzo, o nella signora che sorridendo mi passa accanto seguita dal suo cane, nei due ragazzi con le cuffie immersi nella musica mentre fanno jogging, o nell’anziano signore che ha perso una persona cara e che cerca di condividere con una sconosciuta il suo dolore ancora fresco e anche in quella bimbetta con grandi occhi neri che gioca con un altro bambino alla fontanella e ride divertita ad ogni spruzzo che le arriva addosso. E cosa ho persino in comune con quel poveretto, afflitto da chissà quale problema, che seduto su una panchina di fronte si guarda le mani da una lato e dall’altro ininterrottamente da un’ora? Trovo in ognuno un pezzo di me e questo mi avvicina agli altri.

E con queste fantasticherie tra lo stormire delle foglie degli alberi che danzano nella delicata brezza del mattino di quest’estate non troppo calda, il rumore del ruscelletto che scorre al mio fianco, il volo delle cornacchie che atterrano cracchianti sul prato e fanno a gara con i piccioni a chi raggiunge prima un pezzo di qualcosa e il soave cinguettio degli uccelli che affiora di tanto in tanto tra lo stordente canto delle cicale, trascorro una delle mattine di questo ferragosto.

Villa Pamphili è un parco urbano di rara bellezza! Anche questo luogo è, in giornate normali, molto frequentato ma assume in questi giorni un altro aspetto grazie proprio al modo più lento di viverlo. Per me questo è periodo dell’anno più bello anche per Roma che si anima e freme solo nella sua intensa vita notturna.

Non si contano i ferragosto che ho passato in città e anche se dovessi essere dall’altro capo del mondo tornerei a Roma proprio in questo periodo. E’ adesso, entrando in questo piacevole intimo contatto con questa città, che festeggio il mio Capodanno con quelle intenzioni e quelle emozioni tipiche di un anno che finisce. Questo è il mese giusto per me per fare bilanci, propositi e riflessioni per il futuro. Fuori da ogni delirio, che ho la fortuna di tenere lontano, mi raccolgo in queste magnifiche giornate di metà agosto per prepararmi ad una nuova tappa della vita.

6 comments:

Benbow....I suppose? said...

Ciao OrchiDea, menomale che ogni tanto ti riaffacci sul blog, ci farai morire di astinenza. Intanto, che libro leggevi, a Ferragosto, su una panchina di Villa Pamphili?
Hai ragione, le nostre città d'Agosto sono meglio che in qualsiasi altro periodo dell'anno; tranne che per l'inconveniente della serrata generale dei negozi, che mette un po' in difficoltà, per il resto si vive che è una meraviglia, senza le nevrosi del normale anno lavorativo. Personalmente odio il caldo e sopra i 20 gradi già boccheggio, però almeno i ritmi sono rallentati e vivibili.

Orchidea said...

Caro Marco sono stata impegnata a rimettere in sesto l'ala ferita:-)
Anche io non amo il troppo caldo ma questa è stata un estate bellissima almeno quì a Roma. Il libro è " La vita istruzioni per l'uso" di Georges Perec che mi dicono sia bellissimo. Spero di imparare qualcosa;-)

aulivi said...

Ciao,
il turno notturno è così noioso.
Poco da fare e molto da pensare.
Avessi una bella finestra, appoggerei il mento sul palmo della mano e, come facevo da bambino, lascerei correre i pensieri da una stella all'altra.
Ma le finestre sono tappate da orribili veneziane, una volta bianche.
Se le scanso, posso vedere al massimo una signora vestita in maniera stravagante, che attende impaziente un'amicizia occasionale.
Vorrei volare con la fantasia, ma le luci al neon ed il rumore delle ventole di raffreddamento dei pc mi tengono inchiodato alla fredda realtà tecnologica... almeno qualcosa di freddo c'è in questo agosto torrido.
Vorrei volare.
Ciao Orchidea, e grazie di condividere con noi i tuoi momenti.

ALe

Orchidea said...

Grazie a te Ale. Apprezzo molto quando nei miei post chi mi legge può trovare ispirazione per lasciare quì non solo commenti ma anche i propri stati d'animo, come hai fatto tu in questa descrizione.

Hai ragione agosto e per fortuna solo a metà si è fatto sentire con forza, ma è alla fine settembre è alle porte.

Antonio said...

“La vita istruzioni per l’uso” credo che sia una bella rassegna di esempi di vita, anche se riguardano solo persone che abitano nello stesso stabile. Nel libro, Perec entra nelle abitazioni, tu a villa Pamphili osservi le persone che ti sono vicine. Roma che dorme di giorno in quel periodo è fantastica, ti porta in una dimensione diversa in cui veramente il tempo rallenta e hai modo di percepire più chiaramente le cose, come quando stai in montagna , nel silenzio , quando ti senti parte di tutto ciò che ti circonda e ti accorgi che ritrovi un pò di te negli altri perché gli altri in fondo stanno vivendo le tue stesse emozioni.
Ciao bella e non smettere di emozionarci.

Orchidea said...

però Antonio che sorpresa la citazione del libro " La vita istruzioni per l'uso". Mi è stato regalato da poco e devo iniziare a leggelo...che coincidenza!