9.7.11

e due!

Corro, corro in continuazione. Se non fosse che ha sempre fatto parte della mia indole, una mia caratteristica di sempre, oggi direi che a volte mi sembra piuttosto la sindrome del tempo che sfugge, è Lui che correndo velocemente mi trascina per stargli dietro. Ma è una follia!
Il tempo ha il suo corso ma la vita deve averne un altro altrimenti in questa corsa è Lei che ti sfugge.
Infatti arrivati ad un certo punto di questa frenesia qualcosa ti avverte che forse dovresti fermarti un pò, guardare dove vai, cosa hai fatto, cosa fai, che ti manca e così via dicendo. Si, perché se è vero che la società ci ha imposto questo ritmo serrato è altrettanto vero che avendo rifiutato parecchi dettami di questa, evidentemente è qualcosa che, simile ad una droga, non riesci a farne a meno neanche con i migliori dei propositi. Se invece cogliessi i segnali, perché ce ne sono, e, per usare un termine che conosco bene, facessi un fermo immagine, forse capirei che sto andando fuori binario...come è successo.

Mi ritrovo da un po’ di giorni con un dejàvu!

Passo davanti ad un grande specchio posizionato dove è impossibile evitarlo e mi vedo misera con un braccio, lo stesso tra l’altro di parecchi anni fa, per fortuna meno grave, bloccato alla pancia in una rigida e faticosa fasciatura che un sadico infermiere del pronto soccorso mi ha confezionato su misura.
Ho fatto un volo con quella bicicletta del post precedente ed è stato il solito angelo che proteggendomi, non mi ha fatto sfracellare completamente. Eccomi così miseramente rassegnata a trascorrere 30 giorni in una mìse da mezzamummia cercando di attivare la capacità di entrare in contatto con me stessa, capire, investigare la mia irrequitezza e su cosa e che c'è da cambiare da questo momento in poi. Una cosa è certa: devo mettere il cuore a proprio agio (cor agio). E’ arrivato il tempo!





1979 in ospedale dopo la caduta nella botola sul set del film di Carlo Vanzina "ARRIVANO I GATTI"

16 comments:

filomeno2006 said...

Lo lamento. Te deseo una pronta recuperación.
Ciao

Benbow....I suppose? said...

Uelà OrchiDea, mi-ti-sei rotta un braccio? Ahi ahi, chissà che male, chissà che paura, e chissà che caldo col gesso in questo periodo! Mi dispiace, davvero davvero. Se posso alleviarti un po' le pene, ti segnalo questo link: http://admiralbenbow.blogspot.com/2011/06/la-nipote.html

A me, con tutta l'irrequietezza, sei sempre piaciuta :-)

francesco said...

Vedrai che da questo "stop"...si muoveranno tante nuove energie e fioriranno mnile nuove benedizioni!
<3

Un bacio. FRANCESCO

Orchidea said...

grazie miei cari amici per il conforto e con il braccio libero vi circondo in un forte abbraccio.

Fabio said...

Orchidea il tuo meraviglioso sorriso ti farà guarire presto.
Ho modificato leggermente questa piccola fiaba di cui purtroppo non conosco nè l'autore, nè il titolo.
La chiamerò "Forse si, forse no …"
C’era una volta in un villaggio un vecchio molto saggio.
La gente del luogo si rivolgeva a lui con fiducia per avere consigli e risposte alle proprie domande e preoccupazioni.
Un giorno un contadino si recò dal vecchio e gli disse tutto agitato:
"Vecchio saggio, aiutami! Mi è successa una cosa orribile.
Mi è morto il bue e non ho un altro animale che mi aiuti ad arare la terra!
Non è la cosa peggiore che potesse capitarmi?"
Il vecchio saggio gli rispose: "Forse si, forse no"
Il contadino tornò di corsa in paese e disse ai vicini che il vecchio era ammattito.
Questo era di certo la cosa peggiore che gli potesse capitare. Perché non lo aveva capito subito?
Tuttavia il giorno dopo apparve vicino alla fattoria del contadino un bel cavallo giovane e robusto.
Visto che non aveva più il bue, l’uomo pensò di rimpiazzarlo col cavallo e così fece. Il contadino era al settimo cielo per la gioia.
Arare il campo non era mai stato tanto facile.
Così tornò dal vecchio a scusarsi. "Avevi ragione, saggio. Perdere il bue non era la cosa peggiore che mi potesse capitare.
In realtà è stata una benedizione.
Infatti non avrei mai catturato il mio nuovo cavallo se il bue non fosse morto!
Devi convenire con me che questa è la cosa migliore che potesse capitarmi".
E anche questa volta il vecchio rispose:"Forse si, forse no"
Ci risiamo, pensò il contadino. Di certo il vecchio adesso è ammattito per davvero.
Ma anche stavolta il contadino non sapeva cosa sarebbe successo.
Qualche giorno dopo il figlio del contadino stava galoppando in groppa al cavallo e venne disarcionato.
Si ruppe il gomito e il braccio sinistro e perciò non sarebbe stato più in grado di aiutare il padre per il raccolto.
Oh no, pensò il contadino. Adesso moriremo di fame.
E di nuovo andò dal vecchio saggio.
Stavolta gli disse: "Come facevi a sapere che catturare quel cavallo non fosse affatto una buona cosa? Avevi ragione anche stavolta.
Mio figlio si è fatto male e non potrà aiutarmi per il raccolto.
Stavolta sono sicuro che questa è la cosa peggiore che mi potesse capitare.
Devi convenirne!"
Ma come le altre volte il vecchio guardò tranquillamente il contadino e con tono comprensivo disse di nuovo:
"Forse si, forse no"
Furioso che il vecchio saggio fosse così ignorante, il contadino tornò di corsa al villaggio.
Il giorno dopo arrivarono i soldati a reclutare tutti gli uomini abili per la guerra che era appena scoppiata.
Il figlio del contadino fu l’unico ragazzo del villaggio a non dover partire.
E sarebbe vissuto, mentre gli altri morirono quasi tutti in guerra.
Orchidea forse presumiamo di sapere cosa ci succederà, ma il più delle volte ci sbagliamo.

Orchidea said...

grazie Fabio,
questa metafora della vita è un potente raggio di sole per me in questo momento e grazie anche per averla condivisa sul blog.

francesco said...

Fabio, l'autore di questa favola zen è Osho...
La condivido pienamente e mi associo a mandare tanta tanta energia di guarigione e di comprensione (il che -mi sa- è la stessa cosa) alla nostra adorata amica!
<3

Gordiano Lupi said...

In gamba, Orchidea! Speriamo vada meglio che al tempo dei Gatti... intanto ho rispolverato un tuo vecchio film nel mio blog di cinema (La cineteca di Caino). http://cinetecadicaino.blogspot.com/

Orchidea said...

in "braccia" piuttosto Gordiano!:-)
Si è certamente meno grave di quello durante il film.
Ho letto l'articolo. ben scritto come al tuo solito.

emilio catellani said...

Carissima Orchidea, leggo, purtroppo con un pò di colpevole ritardo, di questo spiacevole evento che ti riguarda... sono d'accordo con l'amico Francesco Prem circa il fatto che da questo momento di " rallentamento " fioriranno mille nuove benedizioni... e un'occasione per chiedersi: perché hai chiamato questo evento nella tua vita? Perché ti sei voluta fermare? La direzione in cui stavi andando ti portava realmente là dove i tuoi desideri ti avrebbero voluto guidare? Sono certo che ti sia già posta queste domande. Resta in attesa delle risposte e certamente scoprirai qualcosa che ti renderà ancora più luminosa di quanto già tu sia.
Un grande abbraccio.
Emilio

cooksappe said...

guarisci prestoooo! ma evita la bici, ti prego!

Antonello said...

ciao Orchidea, un sincero augurio di pronta guarigione anche da me, Antonello...sai che ho praticamente abolito la carne? bacio a

Orchidea said...

grazie anche a te Emilio, cooksappe e Antonello per le vostre parole di conforto e anche se conto i giorni, che ovviamente passano lenti ma densi di emozioni da studiare, la sto prendendo abbastanza bene e faccio tesoro di tutto.

Antonello, dico che la tua è una buona scelta.

Un caro saluto a tutti e buone vacanze a chi le fa o le farà.

arciere27 said...

Ciao Orchidea, ti dedico la bella canzone di Steve Forbert..."Get well soon little girl"...

http://www.youtube.com/watch?v=N3o3vaH-zQM

Rimettiti presto e una natura predisposta all'introspezione come la tua saprà fare tesoro di questa pausa...

Ciao.

Orchidea said...

grazie per la bella canzone e anche per la little girl:-)

Antonio said...

Mettere il cuore al proprio agio.. vuoi dire che il tuo cuore s’è cambiato e ciò che ti ha circondato fin’ora gli reca disagio? Vuoi dire che una parte della tua natura da tanto tempo repressa si sta liberando? Forse questa cosa è stata già proposta alla tua coscienza ma il tuo io l’ha combattuta.
Io so che il caso non esiste o se vogliamo possiamo trovare sempre una ragione per ciò che ci capita, e quando ci sentiamo appagati e a nostro agio diciamo che era così, dovevamo riflettere e risolvere quella cosa, ed era veramente così.
Allora cara Orchidea va dove ti porta il cuore , magari a piedi per ora, e poi quando avrai raggiunto il tuo opus potrai correre anche con la moto anche con un braccio ingessato tanto non ti succederà più niente.
Hai già ricominciato.
Intanto pensa a quante cose riesci a fare ora con solo la mano destra!
Ciao bella!