Era un appuntamento da non mancare tanti anni fa quando ero bambina! Gli apparecchi televisivi erano pochi e facevano bella mostra nei posti pubblici; bar, circoli e pochissime erano le famiglie che ne avevano uno ed erano quelle più agiate, oggi per me è ricco chi non ne ha. Parlo di Sanremo solo perchè evoca nella mia memoria altri teneri ricordi e vuole essere una sorta di riconoscimento perchè come molti sono cresciuta attraversata dalla sua presenza che si è manifestata già agli albori della televisione. Questo vale anche per Carosello che segnava l'ora in cui i bambini dovevano andare a dormire. " Dopo Carosello a nanna"
Attraversavo correndo la piccola piazza del paese per coprire la breve distanza che mi separava da casa per entrare nel circolo” Unione Sportiva” dove mi univo a mio padre e ai suoi amici per vedere insieme il Festival di Sanremo. Era un evento che teneva tutti uniti in una sorta di pathos collettivo. Elettrizzati davanti a quella scatola con lo schermo grigio da spento, ma che quando veniva acceso all’ora prestabilita e apparivano le prime sobrie immagini in bianco e nero e dolci melodie arrivano a colpire l'udito di chi era intento a giocare a biliardo o a carte oppure di quelli già seduti religiosamente davanti allo schermo avvolto in nuvole di fumo delle sigarette, tutte le attività cessavano, conversazioni comprese, per seguire l’evento senza perdere una sola battuta.
Così è stato anche nei miei primi anni romani, quando con la mamma andavamo al bar vicino casa che per l'evento organizzava la piccola sala con le sedie dove bisognava arrivare per primi per occupare i posti altrimenti in piedi. Mina cantava “ Tintarella di luna”. Uno strano personaggio molto simpatico che mi ricordava Jerry Lewis che adoravo, si torceva con la canzone “24mila baci” e scandalizzò il pubblico voltandogli le spalle e si girò solo dopo il cambio di tempo dell'orchestra, erano i miei preferiti ovviamente perché più trasgressivi e più moderni, mentre le persone più grandi godevano estasiate per le canzoni cantate da Jonny Dorelli, Julia De Palma, Domenico Modugno, Miranda Martino.
Quel pubblico di gente semplice, come un tempo eravamo, si sentiva appagato quando la Festa della canzone italiana finiva. Nei giorni che seguivano sentivi sempre qualcuno che fischiettava o accennava a questo o quel motivo che gli era rimasto impresso.
Con il passare degli anni l’appuntamento con San Remo diventa un'altra cosa, anche se sempre più spesso manco gli appuntamenti, se mi capita, li sbircio un pò piuttosto distrattamente, l'osservo come fenomeno di costume, come rappresentazione dei cambiamenti degli italiani più che per le canzoni in se stesse. Le canzoni, e questo è un processo iniziato già da anni, sono sempre più evanescenti, non le ricordi, non ricordi chi ha vinto l’anno prima, non rimane nulla, tutto viene macinato velocemente e rimangono solo immagini chiassose specchio appunto dei nostri tempi e gli unici collegamenti sono le Clerici, i Baudi, I Bonolis... insomma i vari conduttori e un pò anche gli ospiti sono i soli a lasciare una lieve traccia.
E’ molto difficile ricordarsi persino delle bellissime vallette scelte con cura più delle stesse canzoni e il Festival si vive con il solito solitario rimbambimento serale davanti ad un teleschermo che sta trasmettendo una delle tante gare canore pezzi forti della nostra televisione anestetizzante.
Tratto da un articolo del quotidiano Avvenire
«Il festival appare quasi ridicolo. In mezzo al perpetuo festival Italia, quello di Sanremo ormai, nonostante paroloni e spot, appare un pallido fantasma».«Se non riuscite a darci - si legge nell’articolo - un Sanremo divertente, popolare, capace di parlare di cose semplici ma profonde, chiudete la baracca, con fiori e tutto il resto e dite agli italiani una cosa che di solito difficilmente accettano: "Qualcosa è cambiato"».
«La colpa - prosegue Avvenire - è di tutti quelli che lavorano intorno alla rassegna. In particolare, dei responsabili (discografici, televisivi ed anche artistici) del mondo della canzone. Che hanno indebolito Sanremo a favore di altro, che hanno penalizzato la buona canzone per inseguire stereotipi e figurini televisivi. Che hanno ammorbato il gusto del pubblico fino a voler far credere che un Pupo o un Principe fossero un evento o qualcosa del genere. Ma il pubblico è più intelligente dei dirigenti dello spettacolo. E ormai guarda a Sanremo come a un tè con la zia. Un inevitabile passaggio, un obbligo morale non si sa da quale etica assurto a legge. In questa epoca moralista e libertina, va a finire che Sanremo proveranno a trasformarlo in una specie di ’baluardo morale. Forse ci dobbiamo aspettare dal palco dell’Ariston, come lo scorso anno la banda dei Carabinieri ed i pistolotti viscidi di Costanzo, un appello alla rinascita del Paese? Sarebbe una catastrofe. Meglio andare a fondo con la ’chitarà e tutto il resto. Se Sanremo non è più capace di essere il Festival, chiudetelo. Sarebbe l’unico caso di eutanasia accettabile».
«L’anno dell’Unità potrebbe essere un buon anno per farlo morire. Il buon Morandi ha accettato di diventare, dopo 50 anni di onorata carriera canora, un collega di Baudo e di Frizzi. Speriamo che il suo sacrificio e il suo eccesso di vanità serva a far più spazio a canzoni buone. Indicateci un motivo per cantare o smettete di fare quell’inutile baccano. Qui di caos ce n’è già abbastanza»
11 comments:
Bè, Orchidea, è un paese, il nostro, votato alla superficialità.
L'apparenza trionfa sulla sostanza.
E' la sublimazione dell' etica berlusconiana: un' etica estetica del tutto priva di qualsiasi morale,
di qualsiasi sfumatura spirituale, totalmente votata ad uno squallido opportunismo quattrinaio.
Ma Berlusconi non ha fatto altro che assecondare l'indole più becera del popolo italiano, quella stessa del "panem et circenses" dell'antica Roma. Mentre la "sinistra" (mi imbarazza definire così l'attuale accozzaglia di affaristi senza scrupoli) che, non a caso, si è sposata col Vaticano, ufficialmente accontenta i moralisti benpensanti, e nel retrobottega svende i propri principi in cambio di un pugno di voti o di soldi.
In questo panorama squallido e deprimente di una Gomorra culturale prima che politica, una cosa possiamo fare: non smettiamo mai di indignarci. E' la nostra indignazione pulita che può scoprire ai più giovani valori desueti e per la maggior parte a loro sconosciuti: la dignità contrapposta alla vergogna, l'onorabilità contrapposta allo scandalo, le bellezza contrapposta all'oscenità.
Oh. Mi sono sfogato.
Ciao Orchidea e grazie dello spazio che mi concedi.
ALe
Che dirti Ale, è come dici tu.
Sono anche d'accordo sul non smettere di indignarsi, almeno questo non può togliercelo nessuno. Continuiamo anche a sperare che la parte sana, pulita e giovane non venga sfiancata nel tentativo di una inversione di questa sporca marcia che sta portando tutti alla rovina. Non si tratta di moralismo ma quello che stiamo vivendo è veramente troppo e questo continuo chiasso è veramente dannoso per il nostro spirito.
Grazie a te per l' ineccepibile intervento.
Condivido tutto, pure la nostalgia, che è la stessa, anche se io sono nato nel 1960. Ricordo le serate passate a vedere Rischiatutto, Canzonissima, Portobello, il varietà con Sandra Mondaini e Raimondo Vianello. Rammento Carosello, Cochi e Renato a Il poeta e il contadino, il grande Andreasi, Jannacci... il tempo passa e le cose non migliorano quasi mai. In ogni caso il Sanremo di quest'anno ci ha regalato un grande Roberto Vecchioni e un mitico Roberto Benigni. Abbastanza, no?
Gordiano
Cara Orchidea, a quel tempo io preferivo la radio. La televisione quasi mi annoiava,e oggi ancora di più, specialmente Sanremo.Forse perchè con la radio mi potevo immaginare le scene e potevo crearmele come meglio pensavo.Certo lo sport me lo vedevo se mi capitava e ci credevo,oggi no.La radio, una Irradio,un cassettone con due manopole e un altoparlante elettrodinamico che diffondeva un suono bello,corposo,un suono generato da un magnetismo elettrizzante,vero e carico di genuinità trasmessa dagli studi radiofonici.La sofisticata tecnologia di oggi non può nascondere l'essenza del mondo televisivo attuale, caratterizzato da contenuti e modalità partoriti da una coscienza ,spero non collettiva,a mio avviso deprimente e inquietante.
Se si vogliono eliminare i dittatori (forse per estendere il dominio mondiale), eliminiamo anche quelli "occulti" che somigliano a sepolcri imbiancati ma dentro sono pieni di ossa.
Ciao bella!
Cara Orchidea, a quel tempo io preferivo la radio. La televisione quasi mi annoiava,e oggi ancora di più, specialmente Sanremo.Forse perchè con la radio mi potevo immaginare le scene e potevo crearmele come meglio pensavo.Certo lo sport me lo vedevo se mi capitava e ci credevo,oggi no.La radio, una Irradio,un cassettone con due manopole e un altoparlante elettrodinamico che diffondeva un suono bello,corposo,un suono generato da un magnetismo elettrizzante,vero e carico di genuinità trasmessa dagli studi radiofonici.La sofisticata tecnologia di oggi non può nascondere l'essenza del mondo televisivo attuale, caratterizzato da contenuti e modalità partoriti da una coscienza ,spero non collettiva,a mio avviso deprimente e inquietante.
Se si vogliono eliminare i dittatori (forse per estendere il dominio mondiale), eliminiamo anche quelli "occulti" che somigliano a sepolcri imbiancati ma dentro sono pieni di ossa.
Ciao bella!
..eh certo Antonio la radio che lascia spazio alla fantasia e comunque non è mai invasiva anche oggi malgrado la sua qualità si sia abbassata! Ma la radio era già nelle case mentre io ero incantata da questo mezzo che, come il cinema, proiettava immagini che erano più sobrie meno invadenti persino eleganti, cosa ormai molto lontana dall'attuale che da un pezzo è diventata lo strumento primario di condizionamento della popolazione. Come dici tu ottimo strumento occulto dittatoriale e quì si può fare riferimento al grande Orwel.
Ciao amico mio
C'è una retorica diffusa che ritiene il telespettatore arbitro delle sue scelte, tramite sua maestà il telecomando.
In realtà è come fornire ad un tossico la scelta tra una dose di eroina, di cocaina o di altro stupefacente.
La tv oggi è lo specchio fedele, sporco e deformato, di una realtà avvilente, in cui troneggiano pantegane che fanno le veline, le conduttrici, le opinioniste e giornalisti venduti che spacciano il loro verbo come la Verità assoluta.
Come diceva Gordiano, io sono crescito con una tv forse paludata, moralista e bacchettona, ma non scorderò mai la grazia e la decenza di una Carrà o di una Mina, di vallette come la Ciuffini, contrapposte alle varie d'Urso, De Filippi, Belen and company di oggi.
Orchidea sicuramente dirà che ognuno è figlio del suo tempo.
Vero, ma lasciatemi dire che questi sono veramente tempi di cacca.
:)
mah, personalmente sarei meno moralista, mi riferisco soprattutto ad alcuni commenti letti, nei quali regna il "si stava meglio quando si stava peggio". Che la tv sia come "fornire ad un tossico la scelta tra una dose di eroina, di cocaina o di altro stupefacente", mi pare una roba a effetto ma che non corrisponde alla realtà. Basta intendersi su cosa si intende per tv. Se stiamo parlando dei 3 canali Rai + 3 Mediaset + La 7, è un conto; se stiamo parlando anche dei miliardi di canali satellitari, digitali o a pagamento (vedi Sky e similia) mi pare che quel paragone non stia in piedi. Ognuno di noi ha potenzialmente accesso ad un universo infinito di canali, le cui politiche editoriali sono le più varie e disparate. E' praticamente impossibile non trovar nulla che possa interessare o che non sia in "sintonia" con la propria idea di televisione di qualità. Affermare il contrario, a mio modesto parere, è un modo un po' snob e retorico per pavoneggiarsi a "bastian contrari". Così come ridurre sempre tutto a colpe ataviche berlusconiane è altrettanto grossolano e pregiudiziale.
Il mondo è bello perchè vario Benbow!:-)
Il modo di sentire o vivere le cose per fortuna non è uguale per tutti. Se pur simili siamo tutti diversi e in questa diversità se la rispettiamo c'è la ricchezza degli esseri umani.
Voglio solo replicare brevemente su quanto tu scrivi e so anche che sei molto più preparato di molti di noi su questo tema.
Penso che non ci sia nulla di male nel sentire nostalgia del passato dove indubbiamente si aveva molto meno di quanto si ha adesso ma i rapporti tra le persone era più caldo, più presente, più empatico, proprio perchè eravamo gente semplice e di cuore e questo riguarda soprattutto noi italiani.
E' anche vero che chi non ha assistito alla trasformazione non può esserne consapevole.
Quel tanto di più però ci ha trasformati in edonisti egoisti e aggiungo anche ignoranti nel vero senso della parola.
Non si tratta di essere retorici, peggio ancora snob, tanto meno moralisti, ma è un evidenza dei fatti che gli ultimi 40 anni sono stati una escalation verso un mondo che si è trasformato troppo velocemente senza dare alla gente il tempo e strumenti per capire verso cosa ci si dirigeva.
Si, abbiamo molte cose a disposizione come migliaia di canali televisivi per cui possiamo scegliere, ma la gran parte della gente è legata a ciò che conosce, per cui quello che viene trasmesso dalle principali reti TV, e questo è un dato di fatto, è in grado di plasmare ipnotizzando chi la guarda. Per le menti che fanno la TV noi siamo dei consumatori di ogni qualsiasi cosa venga da essa proposta, imponendoci subdolamente tutti i dettami a lei conveniente.
Per me, e continuo a riferirmi ai canali storici, la TV di oggi nel suo intrattenere, informare, suggerire ecc è la maggiore responsabile del cambiamento di questa società che ha perso qualcosa di importante.
Pensiero di una non nostalgica, non snob, e certamente non moralista:-)
si OrchiDea, il mondo è bello perché è vario. La tua risposta mi pare che tra le righe suggerisca che non ho avuto forse molto rispetto delle opinioni altrui .... oppure ho la coda di paglia?
Non so a cosa attribuisci la mia particolare "preparazione" sull'argomento, in realtà ho espresso solo un'opinione, la mia, condivisibile o meno ed equivalente a tutte le altre.
Solitamente si attribuisce a show come il Grande Fratello, l'Isola dei Famosi e similia, buona parte dello scadimento qualitativo della tv (e, per proprietà transitiva, quello "morale" dei costumi della società italiana). Ma nella gran parte dei casi sono format stranieri, che importiamo cioè da altri paesi, che non sono esattamente Sodoma e Gomorra. Forse abbiamo più donnine discinte? Può darsi, onestamente non saprei, ma mi fa più terrore un servizio delle Iene dove, a titolo assolutamente gratuito, si prende per i fondelli la gente solo per denigrarla e farci due risate sopra, piuttosto che una mezza tetta di una valletta di un quiz. Poi, come dici tu, de gustibus...
...solo una nota, semplicemente un invito a più clemenza verso chi esterna il velo nostalgico verso ciò che non c'è più o chi pensa diversamente da te.
Il mio post nasce per descrivere un momento della mia vita che passa attraverso un ricordo del Festival e lungi da me farlo passare come " stavo meglio quando stavo peggio". Erano tempi duri e difficili quelli di me bambina. Ma quei momenti di aggregazione davanti alla TV condivisi con gli altri, erano una festa, una gioia. Questo è il succo del discorso. La televisione come collante sociale e non divisione o peggio ancora isolamento.
Non so perchè penso a te come anche esperto televisivo. Forse perchè devo essermi imbattuta sul tuo blog in articoli che parlano o di personaggi o di trasmissioni televisive e spesso condivido le tue simpatiche analisi. Niente di offensivo anzi a questo proposito se fossi una bacchettona ipocrita come sotto sotto stai pensando, dovrei essere scandalizzata dal tuo blog che invece trovo divertente e quello che scrivi arguto e spiritoso.
No, non sono solo i format importati e tanto meno le donnine discinte a cui mi riferisco. Ti pare poi che possa scandalizzarmi delle donnine discinte proprio io?:-)
Il linguaggio televisivo e alla sua violenza , al chiasso, alle scenografie esageratamente colorate e scintillanti, a tutto ciò che fa sensazione partendo dai telegionali passando da "Ballando con le stelle" a " C'è posta per te" televisione del buonismo nazionale questo per me è televisione del cattivo gusto.
Insomma non punto l'attenzione solo sull'evidenza ma anche su quello che si nasconde dietro ma il discorso è troppo lungo, ma credo che tu capisca ora ciò che intendo.
Comunque so anche quanto la televisione sia una grande compagnia per tanta gente, ma concluderei con un etichetta da mettere sopra l'apparecchio : MANEGGIARE CON ATTENZIONE
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