
Non mi è stato facile partire con il blog in questo nuovo anno! Mi sento ancora un po’ assopita, un po’ svogliata, ancora un po’ avvolta in quel senso di benessere che il periodo natalizio comunque mi da. Mi sento priva di quel desiderio di comunicare che invece normalmente mi caratterizza.. E’ un senso di sospensione che spesso mi prende in questi passaggi di anno, come se fossi in attesa di un segnale , qualcosa da cui ripartire.
Poi un guizzo, una riflessione, un frammento di ricordo e il pensiero diventa fluido e si mescola con le emozioni che hanno generano questo che sto per scrivere.
Ci sono cose, avvenimenti o fatti che sembrano tanto distanti nel tempo e magari non lo sono ed altre che al contrario ti risuonano come accaduti da pochissimo e poi ci sono altri periodi della vita che sembrano addirittura appartenuti ad un'altra persona. Che strano rapporto abbiamo con il tempo!
Il 2000, per esempio, atteso da tutti credo come il millennio dei grandi cambiamenti planetari, pieno di grandi aspettative e per quanto mi riguarda questa data in parte si legava molto all’immaginario del film di Kubrik “ 2001 Odissea nella spazio” è anche molto vivo nella mia mente perché alla fine del 1999 conducevo per radio due Rai un programma dove scandivamo il tempo restante in una sorta di count down , mi sembra così vicino invece sono già passati 11 anni… e che 11 anni!
Poi provo a spingermi molto in là nel tempo e mi vedo bambina in quel camion che si arrampica arrancando tra i monti dell’Irpinia, dopo aver percorso il lungo, soprattutto poi di notte, monotono Tavoliere delle Puglie, che trasporta tutta la nostra casa salentina nella grande città, mi sembra non soltanto distante come in effetti è, ma come se questo frammento di vissuto appartenesse ad un'altra persona.
E’ il trasferimento spartano per seguire definitivamente la via tracciata da Letizia, mia sorella maggiore.
Mio padre che ci aveva preceduto, ritenne che noi, mia madre ed io, avremmo dovuto affrontare quel viaggio con quel mezzo di trasporto un po’ per scortare le nostre cose e un po’ forse perché pensava che ci saremmo risparmiate in parte il tempo interminabile di quel viaggio in treno. Che bella pensata! Non fu così perché quel viaggio fu vissuto dalla bambina come un incubo che fece sparire lungo tutto il tragitto tutto l’entusiasmo del grande cambiamento.
A metà degli anni 50- anche questi sembrano così lontani e lo sono!- percorrere quei 700 km era veramente molto avventuroso anche se l’avessimo affrontato con la giardinetta di papà che a me sembrava una meraviglia della tecnologia … figuriamoci farlo in un camion reso pesantissimo per la storia che conteneva al suo interno! Nessuna traccia di autostrada a quel tempo e ogni volta che per vari motivi ci si fermava, veniva vissuto come se questo mezzo di trasporto fosse il carro di una carovana in un film western di cui da lì a poco mi sarei nutrita, pronta ad essere assalita da un momento all’altro dai terribili musi rossi. La mia fantasia galoppante e fervida già da allora mi fece vivere quel viaggio avventuroso permeato da mille pericoli. Mi addormentavo tra le braccia calde e accoglienti di mia madre e mi svegliavo di soprassalto pervasa da ogni tipo di paura per quelle fermate. Non so quale rapporto psicologico infantile facesse capo a queste emozioni, ma ero ossessionata dai possibili fermi della polizia che vivevo come altre bambine vivevano la terrificante presenza dell’uomo nero. Il traballante mezzo, che forse per la prima volta stava affrontando un simile viaggio, sbuffava e sbandava su per le ripide salite dei monti che nella notte si presentavano minacciosi. Non una rassicurante illuminazione ma un buio totale e inquietante che accentuava la tensione è stata la condizione predominante di questo trasferimento che si è finalmente alleggerita con il sorgere del sole che avvenne quasi alle porte di Roma.
La città splendeva come una gemma alle prime luci dell’alba. Entrare da una via consolare di Roma in quel tempo era uno spettacolo che è ancora rimasto impresso nella mia mente e nel mio cuore. L’Appia Antica e le vecchie mura Aureliane riempirono con la loro maestosità gli occhi che forse per la stanchezza mi sembrò si esibissero in una sorta di danza di benvenuto. Nessuna coda di odiose automobili disturbò quell’entrata solenne nella città eterna tanto sognata. Passando per Caracalla, i Fori Imperiali e tutte le altre bellezze della città che si stagliavano davanti in continuazione togliendoti il fiato, raggiungemmo il Lungotevere per arrivare in zona Prati dove il viaggio giunse al termine. Questa esperienza che ho appena raccontato che è la prima tra le più importanti della mia vita, ripercorrendola ora, pur sentendo ancora oggi gran parte delle emozioni allora presenti, è come se fossi più un testimone che la diretta interessata, infatti questo viaggio memorabile fa parte della vita di quella bambina che appena appena riconosco..
11 comments:
Bentornata, Orchidea. Ti ho inviato una mail per uno scambio d'idee un pò più approfondito. Spero di poterti accogliere nuovamente fra i frequentatori del mio spazio; a breve ricomincerò a pubblicare qualcosa. Non parlare a me di svogliatezza... come vedi ne sono un esempio poco edificante.
Buon anno ancora. :D
...può accadere, l'importante è non grogiolarcisi sopra troppo...va bene anche prendersi le pause. Bentornato Emilio!
Ciao Orchidea.
Leggendo l’inizio del tuo pensiero, forse preferisci la primavera dove tutto rinasce come all'alba di ogni giorno, all'inverno stagione in cui la natura e gli animali si riposano e sono meno vitali.
Forse preferisci il giorno, quindi la luce del Sole che fa splendere ogni cosa, alla notte dominata dal buio, che durante il viaggio ti inquieta un po’. Leggendo le tue parole non posso non notare un accostamento forse involontario tra l'inverno di questi giorni e una notte di un tuo passato che ancora ben ricordi.
Questo legame per me è meraviglioso: se ancor oggi ami di più il giorno, alla notte, hai ancora l'anima di quella ragazzina e forse più di tanto non sei cambiata. Che bello Orchidea!
Bella la tua riflessione sul tempo.
Io del tempo non ne sono perfettamente consapevole. Non so se c’è o non c’è, se scorre come una linea orizzontale o come una linea verticale, cioè tutto accade nello stesso istante. Il passato non c’è perché è già passato. Il presente non c’è perché nello stesso istante diventa passato. Il futuro non c’è perché deve ancora venire, allora che rimane? I nostri ricordi. Ma nel ricordo ce lo possiamo far scorrere come vogliamo. Allora lo creiamo noi il tempo? Forse.
Dopo questa elucubrazione filosofica voglio dirti che ti leggo sempre volentieri perché mi mandi in risonanza nei ricordi che hanno la stessa matrice: il camion sgangherato, i mille pericoli nelle nostre teste di bambini, le strade di Roma quasi deserte, ci si accorgeva che era passato un camioncino dall’asfalto imbrattato di calce… e il sole, il sole di questa lontana splendida città si rifletteva un po’ dalle facce della gente di allora. Grazie cara.
Ma che belle considerazioni avete fatto Antonio e Fabio!
Sono d'accordo con te Antonio che il tempo è piuttosto una convenzione e sono i ricordi che lo fissano e gli danno corpo.
Si è così il sole spendeva e si rifletteva nelle facce delle persone di allora che avevano una vita molto più semplice ma molto più felice e questo gli abitanti di Roma, ma direi anche gli italiani, non ce l'hanno più.
La notte Fabio non mi fa più tanta paura, anzi vorrei poterla vivere un pò di più se il giorno non avesse le sue richieste. La notte è il momento in cui grazie al silenzio e alla mancanza di distrazione mi sento più in contatto con la parte più intima di me stessa. Ma è anche vero, anche se il rapporto con il buio è migliorato, che c'è sempre quella parte infantile che ancora oggi vela la notte di me adulta di inquetudine per le sue ombre e per il suo magico mistero.
Un viaggio, il tuo, che può essere tranquillamente letto in chiave allegorica.
L'umanità intera è in viaggio, dalla e nella notte dei tempi, verso una meta ignota.
Il tempo... lo spazio... che rapporto hanno con la realtà?
La scienza tenta di dare una risposta. Ma per ogni risposta data nascono decine di nuove domande.
Forse la soluzione non c'è.
O forse è più vicina di quanto non si riesca ad immaginare.
Il tuo diario mi ha ricordato un microracconto di frederic Brown:
"Immaginatevi".
L'ho sempre trovato tanto affascinante quanto inquietante.
Non so se lo hai mai letto, non siamo molti noi cultori della fantascienza, nel dubbio, te lo
quoto (è un microracconto):
Immaginatevi fantasmi, dei, diavoli. Immaginatevi inferni e paradisi, città galleggianti nell’aria o sommerse nel fondo dei mari. Unicorni e centauri. Streghe, gnomi e lupi mannari. Angeli e arpie, fatture e incantesimi, spiriti dell’aria e della terra, spiriti del fuoco.
Facile da immaginare tutta questa roba. L’umanità è venuta immaginandola da migliaia d’anni. Immaginatevi astronavi e tempi futuri. Facile da immaginare: il futuro è già cominciato, e dentro ci sono le astronavi.
Non c’è niente, dunque, che sia difficile immaginare? Certo che c’è.
Immaginatevi cento o duecento libbre di materia, con voi dentro che pensate, e sapete che ci siete, e sapete far muovere la materia in cui siete: farla star sveglia o dormire, farla fare all’amore, portarla a passeggio in collina. Immaginatevi un universo – infinito o no, a piacere vostro – con dentro milioni di bilioni di milioni di Soli. Immaginatevi un grumo di fango che gira e gira turbinoso intorno a uno di questi Soli. E immaginate voi stessi su questo grumo, a girare anche voi, a girare turbinosamente nel tempo e nello spazio, verso una meta ignota. Immaginatevi”.
A la prochaine
ALe
bello bellissimo Alessandro!
Anch'io amante di letteratura fantascientifica( Bradbury, Azimov e più recentemente Murakam) corro in libreria per conoscere Frederic Brown che mi ha colpito grazie a questo brano che hai voluto regalarmi.
ho dimenticato di ringraziare anche Filomeno che mi ha mandato una foto della giardinetta che cito, solo che quella di mio padre era, se non ricordo male, quella ancora più antica, con parti in legno...era bellissima!
Grazie cara Orchidea.
También hubo un viaje memorable Tuglie- Roma en tren según se relata en la monografía.......
Ciao.
Contento che ti piaccia e stupefatto da una donna cui piace la fantascienza! Sei la prima che conosco.
Non mi capita frequentemente di discorrerne, ed adoro farlo.
ne approfitto per segnalarti che il nickname che utilizzo (fioriperalgernon) è il titolo di quello che io considero il più bel racconto mai scritto. In assoluto.
Te lo segnalo, l'autore si chiama Danile Keyes.
Ma, essendo donna di cinema, probabilmente conoscerai "I due mondi di Charlie". Film tratto dal racconto, che valse a Cliff Robertson l' Academy Award come miglior attore nel... mumble mumble... posso usare la telefonata a casa?
:-)
Ciao ciao Ale
Pensa che ha scritto solo questo...
Ma del resto,
@ Orchidea: se vai in cerca di romanzi di Frederic Brown, ti consiglio il suo più conosciuto, " La statua che urla ". Hai presente la trama de " L'uccello dalle piume di cristallo " di Dario Argento? Indovina da chi è stata copiata..?
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