6.5.10

L'invasione


Non è che in questo periodo mi senta particolarmente leggera da affrontare questo blog senza manifestare la mia indignazione e forte preoccupazione per come stanno precipitando le cose nel mondo e in casa nostra. Dovrei sfogarmi qui scrivendo dell’ennesimo disastro ecologico nel golfo messicano su cui si tace già, o della nostra poltica che naufragata da un pezzo galleggia sulla zattera degli scandali; dei teartini televisivi che imperversano con i nostri rappresentanti che si azzuffano e che dietro le quinte si slinguazzano tutti indiscriminatamente; oppure di quello che sta succedendo in Grecia che si ripercuoterà anche da noi; dei mascalzoni che fanno alzare e abbassare la borsa dove giacciono anche i nostri sempre più miseri risparmi.

Insomma ce n’è di che stare sui carboni ardenti e far fumare le narici come ai cavalli imbizzarriti!!!

Però dal momento che forse chi legge questo blog vuole magari distendersi e annegare in ciò che scrivo la pesantezza del momento storico a cui stiamo assistendo purtroppo inermi, mi do da fare e vi parlo di un altro dei film in cui ho partecipato e che ha la caratterista dei film da pochi visto perchè scomparso,almeno in Italia (forse perchè troppo scabroso come recita il ritaglio di giornale che pubblico ma che mi fa sorridere perchè conosco il trucco per far abboccare il pubblico ma che evidentemente non abboccò perchè il film al contrario era troppo intellettuale) del quale mantengo i soliti frammenti di ricordi.

Siamo sempre negli anni ‘70 anche se girato nel ’69 il film è datato 1970 e si tratta de “L’Invasione” (titolo che rispecchia molto il mio stato d'animo attuale e forse per questo che mi viene in mente oggi) per la regia di Yves Allègret, scritto da Fabio Carpi e Luigi Malerba con un cast di tutto rispetto. Michel Piccoli, Lisa Gastoni, Enzo Cerusico e per la prima volta sullo schermo Mariangela Melato. Completa il tutto la fotografia di un direttore tra i più apprezzati Ennio Guarnieri.

La trama brevemente;
legato ancora alle contestazioni giovanili del’ 68 il film si svolge interamente negli studi di Cinecittà dove è stata ricostruita la lussuosa abitazione di un architetto di successo con idee progressiste( Michel Piccoli) e della sua bella moglie ( Lisa Gastoni). L’architetto ospita un suo allievo che si presenta con alcuni amici e in breve tempo l'ospitalità si tramuta in un’ invasione quando i giovani iniziano a deridere i simboli del successo, devastano la casa e uno di loro fa l'amore con la padrona di casa. Il film che è a note drammatico si conclude con i due, l’architetto e sua moglie, che rimasti soli analizzano la fragilità della loro vita.

Questo film corale che mi fa piacere ricordare ma che definirei come un altro“illustre scomparso”, ha una particolarità che all’epoca ne andavo veramente molto fiera. Varcavo per la prima volta la soglia del Teatro numero 5 noto per essere il luogo dove Federico Fellini girava i suoi film. Uno spazio immenso dove si muovevano una folla straordinaria di maestranze con una padronanza che faceva incantare chi li osservava. Era stata ricostruita una villa su più piani molto elegante arredata con i più piccoli dettagli da far rimanere a bocca aperta, in cui noi attori ci muovevamo a secondo delle scene da girare. Si recitava in inglese e in quell’occasione ho stretto una lunga amicizia con Anna Korda che era la nostra dialogue coach e con la quale poco dopo ho fatto un viaggio fino a Londra con un auto appena acquistata, una splendida Citroen DS 21 pallas color oro, e che mi ha fatto soprattutto conoscere il mitico Yul Brinner.

Con Michel Piccoli, persona gradevole, spiritosa ed elegante è stato interessante lavorare perché pur essendo un attore sulla cresta dell’onda, ti metteva a tuo agio, in lui nessun atteggiamento da star. Lisa Gastoni invece era più riservata e meno propensa ad essere alla mano, d'altronde anche lei era la star, si teneva un po’ a distanza da noi giovani attori , ma anche se già matura noi ne ammiravamo la bellezza e la bravura. Con Enzo Cerusico che ricordo con affetto, si era stabilita una sorte di amicizia goliardica che insieme alla vèrve di una allora sconosciuta Mariangela Melato alleggerivano quella tensione dell’essere in quel tempio del cinema. Mariangela stava lavorando nella prima edizione dell’Orlando Furioso di Luca Ronconi e aveva una pettinatura riccioluta molto vistosa, voluminosa e di colore scuro. Arrivava sul set sempre molto trafelata. Ovviamente lavorando in teatro la sera e dovendosi svegliare dopo poche ore per arrivare sul set, arrancava parecchio, ma era dotata di una vitalità che faceva invidia. Divertenti erano i suoi report nei minimi dettagli che ci hanno accompagnato per tutta la durata del film in cui ci raccontava tutto quello che succedeva ogni sera delle rappresentazioni in teatro; di quanto fosse esigente Ronconi; della fatica nei movimenti frenetici imposti dalla regia; delle sue invenzioni fuori copione e delle relative reazioni dei suoi compagni di lavoro. Tutto questo con la sua voce così particolare e quell’accento milanese che la rendeva già da allora unica.

Ogni mattina alle 6, ora in cui l’autista che mi passava a prendere e suonava il citofono per dirmi che mi aspettava, io con gli occhi ancora impastati di sonno scendevo, mi adagiavo mezza addormentata nella comoda auto ed iniziavo ad assaporare la gioia che via via saliva fino ad arrivare al culmine quando varcavo il grande cancello dell’edificio color ocra su cui spiccavano in alto i grandi caratteri della scritta CINECITTA’.


6 comments:

Admiral Benbow said...

questo mi manca, non l'ho visto ahimé. "Lisa Gastoni è la moglie ossessionata dal desiderio sfrenato di nuove sensazioni nei giuochi amorosi e sessuali collettivi" ... certo cosa non si faceva per portare la gente al cinema. Che poi oggi, una frase di lancio così andrebbe bene per un film di Moccia, son cambiati i tempi, eh si!

A proposito OrchiDea, mi sono procurato un libro che tu ovviamente conosci bene, il volume su di te di Fabio Melellli (Ed. Art Core), contenente pure una tua intervista e foto molto belle (mamma mia!), oltre alla tua filmografia. Ho fatto un buon acquisto, no? :-)
Peccato molti tuoi film non siano reperibili con altrettanta facilità.

Orchidea said...

Marco non mi hai dato neanche il tempo di fare correzioni ed affilare meglio il testo che già eri quì!

Hai fatto un ottimo acquisto piace anche a me quel libro. In quanto ai miei film difficili da trovare succede come con le cose rare per cui preziose no?:-))

Alberto said...

Non ho visto il film perchè all'epoca non avevo l'età ma mi ricordo la locandina e mi ricordo di Lisa Gastoni e di "Grazie zia" un titolo che da solo si rivelava (per la mia mente ancora da adolescente) già morboso.
Per me voi eravate donne irraggiungibili che il guardarle al cinema allontanava sempre di più.
Orchidea, io penso seriamente che un libro lo debba scrivere tu.
Per me tu sei stata la lancetta che ha segnato ed accompagnato il mio passaggio dall'adolescenza alla giovinezza.
per fortuna una volta superati i 18anni sono riuscito a vedere gran parte dei tuoi film.
con i tuoi post ti riveli sempre più preziosa e straordinariamente sbalorditiva.

Volevo anche dire che le cose preziose sono sempre rare ma lo hai già detto tu.

franco said...

sei sempre una fonte inesauribile di sensazioni, ma come fai con poche parole a trascolarci nel tempo e nello spazio?
condivido la preziosità del libro! (...e anche del CD!)

filomeno2006 said...

Editore Roberto Lanfaloni, Perugia

emilio catellani said...

Confermo la mia fortuna nel partecipare a queste discussioni e ad aver trovato una amica che ha vissuto una stagione irripetibile del cinema italiano disposta a condividere esperienze e ricordi.
Il film non l'ho visto ma spero di poterlo reperire in qualche modo. Mi commuove il ricordo di Enzo Cerusico che, oltre ad essere un bravo attore, era un uomo di grande umiltà e disponibilità. Almeno così lo ricordo io nell'unica occasione che ho avuto di incontrarlo. Sorridente, solare, " romanamente " amichevole. Se n'è andato troppo presto.